All’assalto del Nemrut Dagi

On the road again: due anni fa, proprio in questi giorni, queste parole significavano pedalare attraverso tutta l’America alla RAAM. Qui, invece, il viaggio ha ritmi molto diversi…almeno per ora: si corre o si pedala per 5/6 ore al giorno e poi si percorrono in auto, insieme al resto del team, centinaia e centinaia di chilometri in mezzo a panorami sorprendenti e a realtà complicate.
L’altro ieri (lunedì 13) abbiamo dormito sul passo ai piedi dell’Erciyes Dagi, l’imponente vulcano di oltre 3900 metri su cui Nico è salito di buon mattino. Ancora molta neve in quota, e un fortissimo vento, hanno impedito anche in questo caso di raggiungere la vetta per poche decine di metri; ma anche in questo caso l’allenamento è stato produttivo e le sensazioni ottime.
L’ambito su cui c’è da lavorare di più, però, non è tanto quello della corsa quanto quello della bici, che è poi l’elemento caratterizzante di From Zero To Elbrus: mentre i precedenti “From Zero To” (Monte Bianco e Aconcagua) prevedevano una parte ciclistica di 200/250 km, qui la distanza da percorrere si avvicina ai 700 km. Così, dopo esserci spostati in auto verso sud, e dopo aver dormito nella cittadina di Goreme, questa mattina Nico è partito in bici per percorrere il 160 km che ci separavano da Nemrut Dagi. Ora, qualche breve nota sul nostro itinerario, che si modifica giorno per giorno in funzione di una molteplicità di fattori, primo tra tutti la sicurezza: Nemrut Dagi è una montagna di 2150 metri sulla cui cima, in epoca pre romana, un re un po’ matto e parecchio megalomane fece costruire due grandi terrazze ornate da gigantesche sculture in pietra: i suoi ritratti e quelli di alcune divinità. Il luogo è patrimonio dell’umanità Unesco, ed è effettivamente un posto straordinariamente suggestivo: grandi ed enigmatici testoni di pietra scrutano dalla cima del monte un panorama brullo e vastissimo. Il fatto è che, per arrivare lassù, è necessario percorrere una strada che anche in auto è decisamente impegnativa: così gli ultimi 30 km del percorso di Nico sono stati un’arrampicata durissima, su un difficile acciottolato, senza un metro di tregua. “Non so se ho mai fatto prima una salita tanto impegnativa…da noi di salite così non ne esistono proprio”…e se lo dice lui…
Il guaio è che, pensando a una salitella di poco conto, il nostro non ha pensato di mangiare granché e ad un certo punto si è ritrovato in seria crisi energetica, arrivando alla fine decisamente provato; ma anche questo fa parte dell’allenamento(o almeno ci piace pensarla così).

Nel frattempo, ci siamo lasciati alle spalle le zone più “difficili” della Turchia: perché quello che non avevamo ancora detto è che il Nemrut Dagi si trova all’estremo sud del paese, a pochi chilometri in linea d’aria dal confine con la Siria. E la sensazione di tensione e insicurezza, da queste parti, è decisamente innegabile. Posti di blocco (è stato fermato anche Nico, tutto solo in sella alla sua bici); veicoli blindati a bordo strada; nessun turista in giro, nel senso letterale del termine: in tre giorni non abbiamo visto nessuna persona che non fosse imageturca, e sulla cima della montagna – in quella che dovrebbe essere la meta turistica principale dell’intero paese – eravamo completamente soli, in una situazione in parte affascinante, ma anche parecchio sinistra.
Nel pomeriggio, comunque, una lunga “tirata” in auto ci ha portato a nord, in direzione delle montagne che si affacciano sul mar Nero: la prossima cima a cui puntiamo è il Karcal Dagi, ma il tempo, che fino ad ora ci ha assistito, promette piuttosto male… Vedremo che succede. Per il momento, tutti a riposare!

 

Lascia un commento