Cartoline dall’Anatolia

Arrivate fino all’estremo nord est della Turchia, percorrete varie centinaia di chilometri su autostrade tormentate, poi infilatevi in stradine secondarie che si fanno sempre più strette e tortuose a mano a mano che si aumenta di quota; a questo punto, aggiungete altri 50 km a passo d’uomo su sterrato, nella gola di un canyon dalle spettacolari e vertiginose pareti a strapiombo, senza incontrare anima viva e con la benzina tragicamente in riserva, e sarete arrivati a casa. Almeno, questa è l’impressione che abbiamo provato tutti noi del team quando ieri sera siamo arrivati alla porta della Kackar Pension di Olgunlar, il microscopico paese a 2000 metri di quota dove Ismael e la sua famiglia ci hanno accolto con calore nel loro delizioso rifugio. Tanto che, da bravi italiani, è partita immediatamente una spaghettata celebrativa: indispensabile per tutti e in particolare per Nico, che gli ultimi 20 km di ripida salita se li è comunque fatti di corsa, giusto per mantenere i muscoli in movimento.

In questo momento ci troviamo quindi ai piedi del Kackar Dagi, grande massiccio anatolico la cui cima principale, proprio davanti alle nostre finestre, arriva a 3927 metri. Il tempo, purtroppo, non è dei migliori, e i nostri amici del rifugio hanno sconsigliato Nico di puntare alla cima (molto innevata e che richiede ramponi, piccozza e attrezzatura alpinistica); in ogni caso, Nico è partito questa mattina di buon’ora per “un giro nei dintorni” ed è rientrato dopo un’oretta e dopo aver salito e disceso la ripidissima pendenza che porta a una cima secondaria, a 3000 metri.
Nel frattempo, l’itinerario è di nuovo cambiato: ci fermeremo anche la prossima notte in questo luogo remoto, di cui ci siamo tutti un po’ innamorati, e domattina (sabato 18) punteremo dritti alla Georgia, per poi passare la frontiera russa il 20. Anche perché oggi pomeriggio gioca l’Italia, e Felipe (anni 12) si rifiuta categoricamente di allontanarsi da un televisore… ;-)

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