25 giugno 2016. La scalata del Monte Elbrus è stata preceduta da un lungo viaggio di avvicinamento di oltre 4000 km attraverso Italia, Grecia, Turchia, Georgia e Russia a bordo di una Subaru Forester e di un camper Laika Ecovip 310, nel corso del quale Nico ha effettuato una serie di allenamenti “on the road” salendo su una serie di vette in Grecia e Turchia e pedalando per svariate centinaia di km al seguito dei mezzi di appoggio.

Partito alle 4.33 del mattino del 25 giugno dalla località di Sulak, sul mar Caspio (una depressione a meno 29 metri di quota), Nico ha pedalato per 510 km fino a raggiungere il villaggio di Azau, ai piedi del monte Elbrus, a 2350 metri di altitudine. Una salita estremamente impegnativa e faticosa, non solo per la lunghezza e le interminabili pendenze in saliscendi del percorso, ma anche per una serie di fattori ambientali, quali il traffico e la pericolosità delle strade e il caldo opprimente, con temperature vicine ai 35 gradi. Alle 3.20 Nico è ripartito a piedi per la seconda parte (15 km) del percorso: la salita alla vetta del monte Elbrus, a 5642 metri di altezza. La cima è stata raggiunta alle ore 12.28, fissando così il tempo totale della prestazione a 31 ore e 55.

La scalata del Monte Elbrus è stata oggetto di un documentario di Stefano Giussani andato in onda su RSI 1 (Svizzera).

Il team che ha accompagnato Nico Valsesia nella sua avventura è composto dall’osteopata Luca Vismara e dalla responsabile comunicazione Monica Nanetti, cui si sono aggiunti i due figli maggiori di Nico: Santiago (14 anni) e Felipe (12 anni); il gruppo era inoltre completato da una troupe per le riprese video, guidata dal documentarista Stefano Giussani insieme ai cameraman Massimo Brancher, Simona Bellobuono e Alberto Malinverni.

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